Recupero dei borghi e turismo identitario: l’esempio di Sextantio

“Un albergo diffuso che non addolcisce il passato, ma lo preserva. Un borgo medievale sospeso tra le montagne abruzzesi, dove le auto restano fuori e si prosegue a piedi, tra vicoli in pietra, silenzi profondi e orizzonti aperti. Pavimenti che scricchiolano, camini in pietra, scale ripide, luci soffuse, letti alti come un tempo, brocche d’acqua al posto delle docce moderne. Ogni dettaglio è il risultato di una ricerca filologica rigorosa, che utilizza materiali originali, arredi d’epoca e oggetti della tradizione contadina. Anche la colazione è parte del viaggio: prodotti locali, ricette della tradizione, musica d’epoca e il ritmo lento del mattino. Un momento che invita a iniziare la giornata senza fretta, in ascolto. Sextantio è molto più di un progetto di ospitalità: è un lavoro di tutela culturale. Nasce per salvare un patrimonio fragile, quello dei borghi “minori”, spesso dimenticati, e lo fa coinvolgendo la comunità locale, gli artigiani, i pochi abitanti rimasti. Qui il turismo non si sovrappone al territorio, ma lo sostiene, lo preserva, lo rende vivo. A Sextantio il comfort non è immediato, ma si scopre poco a poco. È un luogo che richiede adattamento, presenza, apertura. Ma in cambio restituisce qualcosa di raro: la sensazione di abitare davvero un luogo, non solo di attraversarlo. E proprio in questo scarto, tra fatica e bellezza, si trova una forma autentica di pace.”

Scheda interamente ripresa da “Hotel senza Wi-Fi e borghi senza auto” di Mariella Belloni

Abruzzo – Sextantio, Santo Stefano di Sessanio

Via Principe Umberto – 67020 Santo Stefano di Sessanio (AQ)

Proprietario: Daniele Kihlgren


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Un nuovo modello di sviluppo dei borghi

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