Alberghi Diffusi in Sardegna: i dati
La Sardegna detiene il primato di essere stata la prima regione al mondo a normare il modello dell’albergo diffuso, grazie a una legge specifica introdotta nel 1998[1]. Durante l’incontro internazionale svoltosi a Orroli il 5 giugno 2026, l’assessore regionale al turismo Franco Cuccureddu ha illustrato i più recenti flussi di questa formula di ospitalità a una delegazione proveniente dalle “zone blu” del mondo, che includeva i rappresentanti della prefettura di Okinawa (Giappone), del cantone di Nicoya (Costa Rica) e dell’isola di Ikaria (Grecia).
I dati presentati descrivono una realtà in forte consolidamento:
- Con 22 alberghi diffusi attivi sul territorio, la Sardegna si conferma la regione leader in Italia per consistenza numerica di questa specifica tipologia ricettiva;
- l’analisi comparativa dei flussi turistici evidenzia che nel 2025 gli arrivi sono cresciuti del 15,87% rispetto all’anno precedente;
- nello stesso periodo, le presenze hanno registrato un incremento ancora più marcato, con un segno positivo del 20,44% sul 2024.
Sotto il profilo della distribuzione territoriale, emerge una peculiarità legata a due borghi della provincia di Oristano, Santu Lussurgiu e Tresnuraghes, che si distinguono per ospitare ciascuno due diverse strutture di albergo diffuso. Si tratta di un caso di concentrazione virtuosa “unico” in Italia, assieme al borgo antico di Termoli, in Molise, che ospita anch’esso due alberghi diffusi.
Nella mia relazione ho voluto inserire l’esperienza sarda all’interno di una cornice internazionale, analizzando la diffusione globale del modello. In questa prospettiva spicca l’esperienza del Giappone, una realtà in cui l’ospitalità alberghiera nei borghi ha trovato un terreno particolarmente fertile, come dimostrano i 42 alberghi diffusi attualmente operativi nel Paese del Sol Levante.
Giancarlo Dall’Ara
[1] «possono assumere la denominazione di “albergo diffuso” gli alberghi caratterizzati dalla centralizzazione in un unico stabile dell’ufficio ricevimento, delle sale di uso comune e dell’eventuale ristorante ed annessa cucina e dalla dislocazione delle unità abitative in uno o più stabili separati, purché ubicati nel centro storico (zona A) del Comune e distanti non oltre 200 metri dall’edificio nel quale sono ubicati i servizi principali». Questa la prima legge sull’AD in Sardegna – che accoglieva la mia proposta – alla quale hanno fatto riferimento tutte le altre Regioni negli anni successivi.
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