Quanti sono gli Alberghi Diffusi?
Il censimento aggiornato degli AD tra strutture riconosciute, realtà ispirate e sviluppo nel mondo
Abstract. I dati sullo sviluppo dell’Albergo Diffuso mostrano un modello ormai consolidato in Italia e sempre più osservato all’estero. Il quadro aggiornato mostra circa 150 strutture pienamente riconducibili agli standard AD e almeno altre 200 realtà che hanno assorbito la filosofia, mentre all’estero si moltiplicano casi interessanti in Europa, Asia, Africa e America Latina.
Alberghi Diffusi in Italia
Gli Alberghi Diffusi in Italia sono circa 350. Più esattamente sono circa 150 le strutture ospitali che hanno tutti gli standard necessari per essere considerati alberghi diffusi (gestione alberghiera imprenditoriale, case vicinissime, pre-esistenti e di sapore locale, tutti i servizi alberghieri garantiti agli ospiti, accoglienza e assistenza centralizzata, piccola colazione, pulizia delle camere quotidiana…). Inoltre vi sono almeno altre 200 strutture che hanno ripreso molti degli standard dell’albergo diffuso, e si ispirano alla nostra filosofia di accoglienza “calda e relazionale” (non “standard”).
Alberghi Diffusi in Europa
Siamo appena agli inizi dell’internazionalizzazione dell’AD, e il Covid ha rallentato la fase di sviluppo all’estero, soprattutto nel nord Europa, ciononostante vi sono alcuni esempi di interesse in Croazia, in Svizzera, Germania, in Albania. Mentre esistono progetti avanzati di AD in Romania, in Svezia, in Corsica, in Irlanda e a San Marino.
In Africa siamo presenti in Rwanda, con un piccolo AD in fase sperimentale.
In Asia siamo presenti in Giappone dove operano oltre 40 strutture che si riconoscono nel modello dell’AD, una decina delle quali hanno il marchio.
In Corea c’è un AD, una struttura tradizionale che si è ispirata al modello formale dell’AD. In Corea il dibattito sull’AD è molto vivace, e ci aspettiamo uno sviluppo nel breve termine.
Anche in Turchia c’è un progetto molto interessante ispirato all’AD.
In America Latina, a settembre partirà un test di AD a Trevelin.
Su ognuna di queste realtà ci sono articoli specifici e aggiornati su questo sito web.
L’obiettivo è ora quello di arrivare a 400 AD nel mondo entro il 2027.
Giancarlo Dall’Ara
Albergo Diffuso, come nasce e chi lo ha inventato
La prima idea di albergo diffuso nasce negli anni ’80 in Carnia, dove Giancarlo Dall’Ara era stato chiamato dal poeta-sindacalista Leonardo Zanier, come consulente formatore, a qualche anno di distanza dal terremoto che aveva sconvolto quell’area, e che aveva lasciato molti paesi spopolati, con molte case ricostruite, ma vuote.
In quegli anni, proprio grazie a quella esperienza, Dall’Ara ha definito l’albergo diffuso come un modello di ospitalità originale, diverso da tutti gli altri – dagli hotel tradizionali, “verticali”, dai Resort, dai villaggi turistici, dagli agriturismo… – un modello nato per sviluppare il turismo nei borghi, senza snaturarli, senza costruire niente, ma organizzando l’esistente.
Più precisamente ha modellizzato l’AD come un albergo che non si costruisce, una attività imprenditoriale che nasce mettendo in rete case pre-esistenti, di sapore locale, vicine tra loro. Una delle case diventa il luogo di accoglienza, la lobby dove arrivano gli ospiti per registrarsi e avere le chiavi della camera, e dove si trovano anche i servizi e gli spazi comuni.
Le altre case diventano le camere dell’albergo.
Come negli hotel tradizionali anche nell’albergo diffuso tutti gli ospiti possono usufruire di tutti i comfort e di tutti i servizi alberghieri; ma a differenza degli hotel verticali l’AD non crea impatti ambientali, né sociali, perché si limita a riorganizzare e a valorizzare ciò che esiste già, sia in termini di strutture che in termini di cultura del territorio; ed ha l’obiettivo di creare filiere tra i diversi soggetti che operano nel borgo o che forniscono servizi, così da generare sviluppo.
Uno dei tratti peculiari dell’albergo diffuso è il fatto che le case che lo compongono devono trovarsi in mezzo a case abitate dai residenti, così che l’ospite possa vivere non come un turista, ma come un residente, seppure temporaneo.
Bibliografia: i primissimi articoli e il primo libro che ha descritto l’albergo diffuso
Il primo libro che parla dell’albergo diffuso: 1984
Giancarlo Dall’Ara, “Una ipotesi di progetto per il turismo nella Val d’Enza”, in Icie e Regione Emilia Romagna “Progetto turistico per la Val d’Enza”.
Icie e Regione Emilia Romagna, su incarico dell’allora Assessore regionale Giuseppe Chicchi, realizzano una ricerca: Progetto turistico per la Val d’Enza”, e coinvolgono Giancarlo Dall’Ara che a pag. 258 e segg. pubblica il paragrafo “Una ipotesi di progetto per il turismo nella Val d’Enza”, che contiene una definizione di Albergo diffuso ed una breve descrizione dell’idea progettuale. “Il piano di recupero a livello urbanistico di una serie di appartamenti, frutto di un censimento opportuno, comprenderebbe infatti anche un corpo centrale di vani dove collocare tutti i servizi comuni. Le aree nelle quali intervenire dovrebbero ovviamente avere oltre agli appartamenti da affittare ai turisti, anche negozi, bar ed altre attività commerciali, mentre nel nucleo dei servizi comuni dovrebbero trovar spazio il servizio di ricezione, il ristorante, le stanze giochi per i bambini, le sale (televisione, lettura…)”.
Il primo articolo che parla dell’albergo diffuso: 1989
Nel mese di aprile del 1989 viene presentato il progetto – redatto da Giancarlo Dall’Ara – “Turismo. Comune di San Leo”. All’interno di quel Piano di sviluppo turistico si delinea un percorso di fattibilità per un albergo diffuso nel cuore dell’antico borgo feretrano. Il 14 aprile 1989 il progetto viene presentato nel corso di una conferenza stampa, e il Resto del Carlino descrive il progetto all’interno di un articolo che ha per titolo “Albergo diffuso, il nuovo antidoto contro il turismo mordi e fuggi”. Il progetto dell’albergo diffuso a San Leo finisce più volte sulla stampa locale. Il settimanale riminese Il Ponte parla del progetto di Albergo Diffuso studiato per San Leo il 25 giugno 1989, in un lungo articolo a firma Francesca Cevoli, e l’8 ottobre riprende l’argomento in un articolo di due pagine (l’articolo di Enrico Rotelli ha come titolo “San Leo: il centro storico diventa un albergo”).
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