L’Albergo Diffuso e la “musica interiore” dei borghi

L’Albergo Diffuso non è standard, nemmeno nella lingua

Abstract: Turismo nei borghi: l’indagine Istat 2024 conferma il declino dei dialetti. Ma nei borghi e negli Alberghi Diffusi la lingua può essere un “elemento identitario” da valorizzare.

L’indagine Istat 2024 ci restituisce l’immagine di un Paese che rischia di smarrire il senso profondo delle proprie radici sonore. Se quasi una persona su due parla oggi esclusivamente italiano in ogni contesto, e l’uso del dialetto in famiglia è crollato in quarant’anni dal 32% al 9,6%, dobbiamo chiederci quali spazi si aprono nei borghi e nelle aree interne, dove il tempo e la parola sembrano seguire ancora ritmi propri.

In molti borghi poi non sopravvivono semplici varianti regionali, ma vere e proprie lingue d’impianto medievale o rinascimentale. Penso al grecanico in Aspromonte, al croato molisano, alle parlate arbëreshë in Puglia, Basilicata, Calabria o Sicilia, al franco provenzale, al ladino, all’occitano o alle lingue sarde. Sono patrimoni immateriali legati a pratiche rituali, canti, proverbi e soprannomi che nelle grandi città si sono ormai dissolti.

Visitare un borgo oggi significa dunque avere anche la possibilità di incontrare la “memoria sonora” della penisola: dai saluti in piazza alle filastrocche, dai nomi dei venti alle esclamazioni davanti a un cielo che cambia. È un patrimonio dell’italiano che si parlava “prima dell’italiano”, una ricchezza che va oltre la semplice comunicazione e che Jennie Comollo – in un commento ad un mio post – ha saputo definire con grande sensibilità.

Jennie, grazie alla sua lunga esperienza nell’ospitalità diffusa, ricorda come questi “ricordi sonori” siano una “musica interiore che ci si porta dentro” e che viene offerta al turista attento come un bene prezioso. Non si tratta solo di folklore, ma di radici e di scambi culturali che arricchiscono l’esperienza del viaggio attraverso termini che, proprio perché non sono “standard” riescono a rendere il significato delle cose a volte meglio della lingua comune.

Questa riflessione ci porta a un punto centrale per chi si occupa di accoglienza: così come un Albergo Diffuso non è mai standard, perché nasce e vive dentro la storia di un luogo, anche il suo linguaggio può diventare un vantaggio.

Nel momento in cui i dati Istat ci segnalano una progressiva uniformità linguistica — con l’italiano che domina ormai l’82,6% dei rapporti con gli estranei — saper valorizzare la parlata locale, da atto di resistenza culturale può diventare un’opportunità per un turismo delle passioni e delle scoperte autentiche.

Fonti dati: Report Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere – Anno 2024” (pubblicato il 27 gennaio 2026).

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