Sintesi delle tesi di Giancarlo Dall’Ara in difesa dei borghi e del turismo

1 Distinzione concettuale, etimologica e tassonomia insediativa («borgo» vs «paese»)

Distinzione tra i termini:

“Credo che si possa ormai dare per scontato che borgo e paese non siano affatto sinonimi e che, per inciso, non siano sufficienti questi due soli termini per descrivere la complessa situazione reale delle nostre aree interne.”

“‘Paese’ e ‘borgo’ non sono termini intercambiabili: non tutti i paesi sono borghi perché non tutti hanno un centro storico o un centro fortificato, che li qualifiquerebbe come tali. E la differenza tra paese e borgo non è – come taluni sostenitori - un'invenzione del marketing contemporaneo, ma una realtà storica, urbanistica e relazionale profonda.”

Definizione di borgo:

“Un abitato storico circondato da mura e caratterizzato da una riconoscibile struttura urbana e da piccole tipologie architettoniche e monumentali.”
(Definizione in piena sintonia con la formulazione del PNRR: «piccoli insediamenti storici che hanno mantenuto la riconoscibilità della loro struttura insediativa storica»).

Etimologia originaria:

“Il termine ‘borgo’ (dall'etimologia germanica burgs, centro fortificato, e dal latino burgus, castello protetto), porta con sé l'idea di una dimensione urbanistica raccolta, definita e armonica. Cancellarlo in nome di un presunto realismo significa togliere a queste comunità la consapevolezza della propria unicità.”

“‘Paese’ risale dal tardo latino pagus, che indica la circoscrizione rurale priva di fortificazioni proprie. Oggi il termine è utilizzato nel linguaggio quotidiano in senso più ampio di borgo.”

Tassonomia insediativa delle aree interne

Onestà informativa e trasparenza nella comunicazione:

Trasparenza vs cattiva informazione:

“In primo luogo, si pone un tema di trasparenza nella comunicazione: l'onestà impone di chiamare le cose con il loro nome: così come non si può parlare di ‘camping’ se la struttura è un hotel, allo stesso modo non si può chiamare ‘paese’ un borgo. Se la matrice morfologica del luogo descrive un nucleo storico, compatto e fortificato (burgus), definirlo ‘paese’ significa fare cattiva informazione e disorientare il pubblico al quale ci si rivolge.”

2 Radicamento letterario e storico del termine

Il canone letterario secolare:

Il termine possiede una lunghissima attestazione nella letteratura classica e contemporanea:

  • Giacomo Leopardi (Le Ricordanze, 1829-1830): «natio borgo selvaggio»;
  • Torquato Tasso (Gerusalemme Liberata, Canto VI): «Ma non veggio a qual uso: e quei ladroni / scorrono i campi, e i borghi a lor talento»;
  • Dante Alighieri (Paradiso, Canto VIII): «e quel corno d'Ausonia che s'imborga / di Bari e di Gaeta e di Catona...» (verbo pronominale creato ex novo dal Sommo Poeta, con il significato letterale di “popolarsi di borghi” o “dotarsi di insediamenti periferici e protetti”);
  • Gabriele D'Annunzio (Il trionfo della morte): descrive San Vito Chietino ed esplicita che l'Eremo «distava due miles dal borgo»;
  • Ulteriori attestazioni classiche: Giosuè Carducci (San Martino), Giovanni Pascoli (L’ora di Barga), Ludovico Ariosto (Orlando Furioso), Alessandro Manzoni (I Promessi Sposi);
  • Carlo Petrini: «Un borgo senza bottega, senza forno, senza osteria, senza parrocchia, è solo una cartolina. Bella, sì. Ma vuota»; «piccoli borghi che sono sempre stati il giusto corollario alle grandi città storiche italiane... la giusta strategia turistica sia quella di riportare in luce, oltre al vino, tutte quelle tradizioni che caratterizzavano ogni singolo borgo».

3 Valore identitario, bene comune e posizionamento internazionale

Il borgo come bene comune italiano:

Specificità storica e relazionale:

“Mentre i villages o i paesi rurali rappresentano una costante geografica comune a tutto il mondo, il Borgo incarna una specificità storica, architettonica e relazionale, italiana. Liquidarlo come un semplice brand commerciale è un grave errore di lettura: il borgo non è un marchio registrato da una multinazionale e non ha padroni. È, al contrario, un bene comune linguistico, storico e culturale.”

Il valore del termine e la tutela del posizionamento all'estero:

Necessità di non tradurre il termine:

“Quel che è certo è che non si può e non si deve rinunciare al valore del termine ‘borgo’. Questa parola non solo descrive perfettamente la realtà storica e attuale di tanti luoghi in Italia, ma è uno strumento utile sia per il posizionamento dei borghi stessi, sia per il posizionamento dell'Italia all'estero (ragione per cui sostengo da sempre che non vada tradotto, ma mantenuto rigorosamente in italiano, esattamente come ho fatto per l'Albergo Diffuso).”

“In passato sono intervenuto formalmente per chiedere all’Enit di non utilizzare, parlando dei nostri borghi, la traduzione inglese ‘villages’, perchè di ‘villages’ il mondo è pieno. Ma la straordinaria unicità dei borghi compatti, monumentali e protetti appartiene in buona parte all'Italia (certo non solo a noi), e tocca a noi promuoverla e difenderla nella sua specificità. Per questo, continuerò a chiedere che il termine sia usato - in particolare nel linguaggio turistico - e non venga mai tradotto all'estero, esattamente come faccio da sempre - con un certo successo - con la formula dell’‘albergo diffuso’.”

4 Falsa antitesi tra servizi ai residenti e turismo: il ruolo rigenerativo dell'accoglienza

I servizi si conservano dove l'economia e la comunità sono vitali:

Confutazione del pregiudizio antituristico:

“L'errore di fondo della tesi contro i borghi, è di pensare che la difesa dei servizi essenziali ai residenti (scuola, sanità, mobilità) sia in antitesi con il concetto di borgo. È l'esatto contrario: i servizi non restano in vita per decreto legge in un luogo che muore, ma rimangono dove c'è una comunità vitale e un'economia attiva, alla quale il turismo sostenibile e rigenerativo, può dare un grande contributo. E in quest'ottica il termine ‘borgo’ ha un grande valore, ed è insostituibile.”

Il turismo come baluardo contro lo spopolamento e l'abbandono:

Impatto socio-economico reale:

“Senza l'economia generata dall'accoglienza e da modelli integrati e rispettosi come l'Albergo Diffuso, la parabola di molti di questi luoghi sarebbe già tragicamente compiuta. Il turismo non ha ‘sfrattato’ i residenti nei borghi; in molti casi ha rappresentato l'unica vera alternativa all'abbandono. È ciò che ha permesso agli ultimi rimasti di non spegnere la luce, mantenendo aperte le attività commerciali, preservando i piccoli musei e offrendo ai giovani una micro-imprenditorialità possibile, alternativa all'emigrazione forzata.”

Superare il falso dilemma tra vita quotidiana e promozione:

Unicità urbanistica per il futuro delle comunità:

“Non si tratta di scegliere tra la ‘vita quotidiana del paese’ e il ‘marketing del borgo’, ma di usare la straordinaria unicità urbanistica e umana del borgo per ridare un futuro economico e sociale a quello che altrimenti rischierebbe di diventare, sì, solo un paese fantasma.”

5 Analisi critica delle strumentalizzazioni

Le reali motivazioni della polemica ideologica:

Scopi reconditi dell'attacco al termine:

“L'impressione netta è che il dibattitoattuale nasconda in realtà altri obiettivi: la critica al PNRR, la critica al turismo (spesso venata di evidenti sfumature antituristiche), e la critica alle Associazioni dei borghi.”

“Siamo di fronte a due problemi distinti: da un lato vi è un pregiudizio ingiustificato nei confronti della parola ‘borgo’; dall'altro, si cavalca la contrapposizione ‘borgo contro paese’ con l'unico vero obiettivo di mettere sotto accusa il turismo in quanto tale.”

Retorica promozionale vs pianificazione dello sviluppo:

Distinzione dal linguaggio pubblicitario:

“Naturalmente, non sono così ingenuo da non accorgermi che molte destinazioni e molta stampa di settore offrono oggi una rappresentazione agiografica e stereotipata dei borghi. Ma la cosiddetta ‘retorica dei borghi’ non è altro che il tipico linguaggio della pubblicità; quello stesso linguaggio retorico, ahimè, che si usa nella pubblicità per promuovere qualsiasi destinazione, dal mare alla montagna, fino alle grandi città d’arte.”

“Questa ‘retorica’, tuttavia, non c’entra nulla con l’importanza di non fare confusione tra borghi e paesi, specialmente quando ci si deve occupare della pianificazione del loro sviluppo. La polemica ideologica contro i borghi e il pregiudizio linguistico verso questa parola finiscono solo per disarmare i territori. Danneggiano il valore di un termine che è invece fondamentale per il riscatto e lo sviluppo delle nostre aree interne.”

Radici storiche dell'antiturismo delle élite (Enzensberger):

L'ipocrisia elitaria del turista che critica i turisti:

“Al fondo della polemica contro i borghi vi è il vecchio ‘antiturismo’ delle élite, denunciato con lucidità da Hans Magnus Enzensberger nel 1958 con il suo saggio ‘Teoria del turismo’.”

“Già allora il grande intellettuale tedesco svelava l'ipocrisia del ‘turista che critica gli altri turisti’, convinto che il proprio viaggiare sia cultura, e quello degli altri sia solo consumo e omologazione. Questa visione aristocratica sopravvive purtroppo ancora oggi: si tende a colpevolizzare il visitatore anziché governare i flussi e ripensare i modelli di accoglienza, dimenticando che il turismo, prima di essere un'industria, è un fondamentale diritto, alla conoscenza e alla relazione tra le persone.”

“Sull'origine dell'antiturismo ho condotto ricerche sul campo e ho scritto molto in passato... storicamente, i primi antituristi, sono le élite non beneficiarie.”

Prospettiva: governare il turismo anziché demonizzarlo:

La vera sfida dei territori:

“La sfida non è demonizzare l'economia del turismo, ma governarla attraverso modelli sostenibili e rigenerativi, capaci di tutelare l'identità del borgo e, al contempo, garantire servizi essenziali e qualità della vita a chi in quel territorio ha scelto di abitare e di restare.”

“Resto convinto che si parli molto di ‘paese’ contro ‘borgo’ al solo scopo di mettere sotto accusa il turismo. Quando invece bisognerebbe governarlo.”

Manifesto per lo sviluppo sostenibile dei Borghi

Giancarlo Dall'Ara per il Comune di Subiaco (2024)

Introduzione

“Borghi sono piccoli insediamenti storici che hanno mantenuto la riconoscibilità della loro struttura insediativa storica.” (Comitato coordinamento Borghi istituito dal Ministero del Turismo in vista dell’anno dei Borghi 2017)

Nello Scenario del turismo italiano i borghi sono a lungo stati ai margini, al più meta di un’escursione. Le destinazioni tradizionali del turismo erano il mare, o le terme o le città d’arte, o la “montagna bianca”. Ma i borghi hanno tutte le caratteristiche per essere considerati non solo come risorse in grado di aggiungere appeal ad una destinazione vicina - proposte integrative, meta di un’escursione - ma prodotti compiuti.

La consapevolezza di questo dato, che segnerebbe un atteggiamento diverso al tema dello sviluppo dei borghi, non è molto diffusa. Anche all’interno dei borghi.

Chi scrive si occupa di borghi ormai da molti anni, in Italia, in Europa (in Georgia, Svizzera, Croazia e recentemente nei Balcani), e in Asia. La mia esperienza - che ho avuto occasione di raccontare su invito del Comune di Subiaco all’iniziativa Urban Promo 2023 di Firenze - dice che tutti i borghi soffrono degli stessi problemi. In Italia, in Europa, in Asia i borghi si svuotano, i giovani vanno a studiare nelle città e non tornano, restano le persone anziane, i negozi chiudono, i servizi diminuiscono, il numero di case vuote aumenta, e i borghi perdono appeal soprattutto verso nuovi residenti. Senza dimenticare l’enorme numero di borghi diventati fantasma.

Nel corso della mia attività ho anche registrato l’esistenza di un pregiudizio sui borghi sia da parte di chi li idealizza a fini pubblicitari e di marketing, sia da parte di chi li considera a fine corsa. Spesso si tratta del pregiudizio verso il piccolo, considerato incompiuto, e che per questo “occorre far crescere” e diventare grande.

In Italia i borghi che puntano allo sviluppo turistico sono sempre di più, ma in assenza di una “teoria dello sviluppo” specifica per i borghi, o più semplicemente in assenza di modelli per lo sviluppo turistico sostenibile dei borghi, e delle relative competenze, rischiano di procedere con programmi che:

  1. sono ripresi dalle esperienze urbane,
  2. sono frutto di opportunità di finanziamento,
  3. sono frutto di sommatorie di interventi, più che di una visione organica coerente.

In questo scenario il turismo ha la possibilità di dimostrare che – ad alcune condizioni – non solo non crea impatti negativi, ma anzi è in grado di rigenerare i borghi, rispettandoli, a cominciare dalla loro dimensione.

L’idea alla base del Manifesto è di aprire un nuovo Scenario per i borghi, invitandoli a sentirsi protagonisti del loro sviluppo.

In accordo con l’Amministrazione Comunale di Subiaco si è pensato di delineare le linee guida dello sviluppo turistico sostenibile e rigenerativo dei borghi, così da mettere a disposizione dei territori uno strumento che sinora è mancato e del quale c’è bisogno. Dunque qualcosa di più di una progettualità che sia fonte di ispirazione: vorremmo fare di Subiaco il punto di riferimento per lo sviluppo turistico sostenibile dei borghi, un progetto per un posizionamento da leader che – come ricaduta - trascini la domanda verso Subiaco.

La sfida è inedita, perché sino ad ora i borghi hanno affrontato il turismo sul piano delle iniziative promozionali, della comunicazione, della narrazione, degli eventi, ma si tratta ora di andare oltre la promozione e il racconto di storie e di avviare percorsi di sviluppo intesi soprattutto come progetti di relazioni.

Il “manifesto” che proponiamo di seguito, e che rappresenta la sintesi del pensiero che è alla base delle Linee del Piano di Sviluppo descritto in queste pagine, vuole essere la proposta di un confronto con tutti i soggetti e le Istituzioni interessate allo sviluppo sostenibile dei borghi.

1

Luogo relazionale, non città in miniatura

Un borgo non è una città in miniatura, una città incompiuta e rimasta piccola, è un luogo diverso, un luogo relazionale. La dimensione è solo uno dei suoi tratti, le altre sono l’orizzontalità relazionale, la vicinanza, gli spazi, la natura, oltre alla storia e al pregio estetico.

2

I borghi sono le persone

I borghi sono le persone. Il loro sviluppo dipende in gran parte dalle persone, si basa sulle loro competenze, le loro professionalità, la loro cultura dell’ospitalità.

3

Un modo di vivere le cose

I borghi non sono solo luoghi, ma anche un modo di vivere le cose.

4

Sostenibilità culturale

Gli obiettivi dei borghi non si possono affrontare utilizzando acriticamente lo stesso modello di sviluppo delle aree urbane. Lo sviluppo dei borghi deve basarsi su una sostenibilità intesa anche come sostenibilità culturale delle azioni e dei progetti.

5

Lo stile di vita come grande attrattore

Il grande attrattore di un borgo è il suo stile di vita, e i borghi possono conquistare turisti solo con uno stile di vita “migliore” di quello che i turisti vivono nell’ordinarietà. Accessibilità, servizi, luoghi di socialità, digitalizzazione, infrastrutture... sono le precondizioni per la qualità della vita nei borghi.

6

Comunità del turismo e sistema vivente

Ogni borgo è un sistema vivente, una comunità narrativa, un luogo storico di vita e di condivisione, con una sua personalità. Per questo deve organizzare il turismo non solo come «sistema turistico», ma anche come comunità del turismo, con l’attenzione ai residenti e alla cultura locale che ne deriva.

Nota d'Autore: Byung-Chul Han scrive «il villaggio costituisce una comunità narrativa» (La crisi della narrazione, Einaudi 2024).
7

Destinazioni per turisti senza essere turisticizzate

I borghi devono diventare destinazioni per turisti senza essere turisticizzate. Non turisticizzare significa che per avviare lo sviluppo turistico sostenibile dei borghi, occorre andare oltre i confini turistici; occorre “progettare per i residenti” e riorganizzare l’esistente attorno ad elementi di carattere e di originalità.

Riferimento (Paolo Crepet): «Le librerie sono come le api e le lucciole... Chiudere una vecchia osteria, una bottega, una barbieria, significa zittire la voce di chi ci ha preceduto...» (Prendetevi la luna, Mondadori 2023).
8

Progetto di relazioni

Il progetto di promozione di un borgo è soprattutto un progetto di relazioni: relazioni tra operatori, relazioni con i residenti e le scuole, con gli ospiti, con il territorio, relazioni con i borghi vicini, relazioni con i produttori, con le Istituzioni sovracomunali, e con i mercati.

9

Cultura del marketing dell'accoglienza

La cultura dell’accoglienza è il punto di partenza di uno sviluppo turistico sostenibile dei borghi. E il marketing dell’accoglienza, sviluppato attraverso un reticolo di operatori coinvolti, è il modello sostenibile per fare promozione: in grado di dare risultati proporzionati alla capacità di accoglienza di un territorio.

10

Visione e condivisione

Lo sviluppo sostenibile di un borgo non è solo un problema di progettualità. Servono visione e condivisione.

Officina dei Borghi

Raccolta ragionata di strumenti multimediali, articoli e risorse di approfondimento.

Articoli di approfondimento

Accedi ai tre contributi pubblicati da Giancarlo Dall'Ara su albergodiffuso.com:

Il valore del termine “Borgo” e le strumentalizzazioni del dibattitoattuale

Analisi della specificità del termine borgo, l'onestà della comunicazione turistica e la risposta alle derive antituristiche.

Leggi l'articolo originale →

In difesa dei Borghi: lettera aperta contro i pregiudizi

Lettera aperta sull'importanza di tutelare il termine borgo e governare il turismo attraverso modelli sostenibili e rigenerativi.

Leggi l'articolo originale →

Si parla molto di “borghi”, ma spesso lo si fa per mettere sotto accusa il turismo

Tassonomia insediativa, etimologia di burgus e pagus, e il fondamentale canone letterario da Leopardi a Tasso.

Leggi l'articolo originale →

Borgo o paese?

Borgo o paese
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Osservatorio e ricerche in corso

In questo spazio raccolgo riflessioni frutto dei miei lavori sullo sviluppo dei borghi in Europa e in Asia.

Stile di Vita Orizzontale nei Borghi - Vibrant New Bauhaus
AGOSTO 2026

Lo Stile di vita orizzontale nei Borghi e nell'Ospitalità Diffusa

All’interno della visione teorica e pratica dell’Albergo Diffuso (AD) ideata da Giancarlo Dall’Ara, l'orizzontalità rappresenta il paradigma fondamentale per valorizzare i borghi italiani ed offrire un’alternativa concreta al modello turistico dominante.

1. Definizione di "Stile di vita orizzontale"

• Ospitalità relazionale e comunitaria:

L’Albergo Diffuso si definisce come un albergo orizzontale perché le stanze e i servizi non si sviluppano verso l'alto all'interno di un unico edificio, ma sono diffusi tra case ed abitazioni storiche a breve distanza tra loro (entro 200 metri dal nucleo centrale).

• L’Ospite:

L’ospite non viene relegato in una "bolla" per soli turisti, ma si integra temporaneamente nella comunità locale, ne condivide le consuetudini, i ritmi e la dimensione di vicinato.

• Il Borgo:

Alcuni spazi pubblici del borgo assumono funzioni ricettive in maniera naturale: alcuni vicoli storici diventano i corridoi, una piazza diventa la hall, e le attività commerciali o artigianali del paese integrano la filiera dell'ospitalità.

• Sostenibilità e rigenerazione senza cementificazione:

L’orizzontalità si traduce in un modello a impatto ambientale zero: non si costruisce niente di nuovo, ma si recupera il patrimonio edilizio esistente, con l’obiettivo di fermare lo spopolamento e rivitalizzare i piccoli centri.

• Stile gestionale:

L’accoglienza rispetta lo spirito del luogo (genius loci) e le tradizioni locali, senza mutuare format o procedure dalla hotellerie urbana.

"L’Albergo Diffuso è la grande occasione per il sistema di offerta italiano di sperimentare e proporre ai mercati della domanda stili di ospitalità originali, nei quali proporre il proprio approccio ospitale, la propria cultura dell’accoglienza, senza prendere in prestito procedure e modalità gestionali standard."

Giancarlo Dall'Ara
Stile di Vita Verticale nelle Metropoli - Vibrant New Bauhaus

2. "Stile di vita verticale"

• La "Civiltà della fretta":

Il modello verticale riflette l'organizzazione delle metropoli e dei centri urbani, dove prevalgono il dinamismo spesso esasperato, le interazioni labili o impersonali, la fretta e la perdita di contatto con la comunità.

• Standardizzazione:

Mentre lo sviluppo verticale tende a proporre ambienti omologati, lo sviluppo orizzontale può preservare, assieme ad una cultura relazionale, anche la dimensione non impattante delle abitazioni.

• L’Hotel tradizionale:

L'albergo tradizionale funziona come un condominio verticale, un grande contenitore a più piani, distaccato e isolato dal contesto sociale ed architettonico in cui sorge.

Giancarlo Dall’Ara , agosto 2026
Albergo Diffuso & Borghi

Il circolo vizioso dei borghi non è un destino!

Dallo spopolamento alle opportunità di sviluppo sostenibile nei borghi in 10 slides

Il circolo vizioso dei borghi
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I Siti Ufficiali di Giancarlo Dall'Ara

Per approfondire i modelli di sviluppo sostenibile, l'Albergo Diffuso e il marketing turistico: