UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA
“TOR VERGATA”
FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA IN BENI CULTURALI PER
OPERATORI DEL TURISMO
Tesi di Laurea in Economia e gestione
delle imprese turistiche
“L’ALBERGO DIFFUSO COME STRUMENTO DI
VALORIZZAZIONE DELLE AREE RURALI: IL CASO DELLA VALLE DEL GIOVENZANO”
RELATORE: Prof.ssa Claudia Maria
Golinelli LAUREANDA: Martina Pascucci
La riflessione fondamentale su cui si basa il presente lavoro è quella
che considera il turismo come uno dei settori più importanti per
l’economia mondiale, ma anche uno dei fenomeni più complessi ed
interessanti sia per l’eterogeneità con cui si manifesta, sia per le
continue evoluzioni che interessano tale settore. Tra i mutamenti più
rilevanti ed evidenti vi è indubbiamente il passaggio dal turismo di
massa, omogeneo e standardizzato tanto nella domanda quanto
nell’offerta, al turismo dell’esperienza o a forme nuove e diversificate
di turismo che hanno reso ancora più complesso e competitivo lo scenario
dell’offerta turistica italiana. In questo quadro si inserisce, in
particolare, una concezione diversa di fare turismo, non più
sintetizzata nel binomio “sole-mare”, ma più spesso basata
sull’esperienza, la conoscenza, l’esplorazione, l’interazione e il
confronto. La nuova generazione di turisti concepisce la vacanza come
uno strumento di arricchimento culturale, come un’esperienza in grado di
arricchire ed accrescere la propria identità, la propria cultura e la
propria interiorità. Questa esigenza di arricchimento culturale trova
sempre più riscontro nelle forme di turismo in grado di garantire un
contatto diretto con la cultura, l’identità, gli stili di vita del
luogo, un’interazione autentica con la realtà locale e il territorio in
tutte le sue manifestazioni; in definitiva nel turismo rurale. Il
turismo rurale può essere definito come l’insieme di attività
turistiche, che si sviluppano a contatto con la natura, la vita e i
ritmi del campo e dei piccoli villaggi rurali; questa si dimostra una
forma di turismo sostenibile, soft, non aggressiva e dannosa bensì
rispettosa delle culture e delle peculiarità locali. E’ una forma di
turismo che si manifesta soprattutto in aree colpite da crisi di varia
natura ed intensità, dove la quota di popolazione agricola ed il peso
economico del settore agricolo sono maggiormente rilevanti e dove le
condizioni geomorfologiche ed economiche legate alla propria
localizzazione ed allo sviluppo accelerato delle aree limitrofe ne
condizionano spesso la crescita e l’integrazione. Nel presente lavoro
verrà dunque evidenziato il particolare e significativo ruolo che il
turismo attualmente riveste come promotore dello sviluppo di territori
marginali e di aree depresse con particolare riferimento ad una nuova
formula di ospitalità nei borghi che è quella degli alberghi diffusi.
L’Albergo Diffuso – come sostiene il prof. Giancarlo Dall’Ara - è
indubbiamente un nuovo modello di ospitalità originale e di tendenza,
che risponde perfettamente alle esigenze della nuova generazione di
turisti, che offre il meglio dell’ospitalità in casa (l’autenticità), e
il meglio dell’ospitalità in albergo garantendo a tutti gli ospiti i
normali servizi alberghieri, dal nucleo centrale costituito dal
pernottamento a tutti i servizi accessori (assistenza, spazi comuni
servizi ecc.), e che ha le radici nella cultura ospitale del nostro
paese. L’aggettivo diffuso denota una proposta orizzontale che si basa
su una marcata attenzione all’ambiente, quindi compatibile e facilmente
percepibile come autentica, in quanto si basa essenzialmente sul
recupero del patrimonio edilizio non più utilizzato di una località che
viene ristrutturato, nel massimo rispetto degli stili architettonici e
dei materiali dell’epoca, ed adibito all’ospitalità trasformandolo in
piccole strutture ricettive di qualità e di pregio. Si rivela, dunque,
una formula innovativa ma soprattutto ecologicamente sostenibile perché
non prevede alcun intervento strutturale ed infrastrutturale, quindi,
non modifica in alcun modo l’assetto territoriale ma punta
esclusivamente sul recupero e riutilizzo del patrimonio esistente e
trova la sua più corretta applicazione nelle zone rurali e marginali
portatrici di un patrimonio inestimabile in termini di cultura, storia,
tradizioni e ambiente. Uno dei maggiori punti di forza di questa nuova
formula ricettiva è indubbiamente il forte legame con il territorio, la
possibilità di recuperare e promuovere i piccoli borghi italiani spesso
destinati all’abbandono e soggetti a spopolamento, di raccontarne la
memoria, l’arte, i sapori con la testimonianza autentica della comunità
del luogo. L’idea nasce in Carnia nei primi anni ’80, attualmente sul
territorio nazionale si contano 52 Alberghi Diffusi veri e propri, la
maggior parte dei quali realizzati grazie ai finanziamenti regionali e
comunitari a sostegno delle aree rurali come i Programmi Obiettivo 2 e
LEADER I-II e +, mentre altrettanti si definiscono tali senza averne i
requisiti. Tra i requisiti indispensabili vi sono in particolare la
localizzazione in un paese piccolo, con poche centinaia di abitanti ma
vivo, vissuto, animato, con tutti i servizi di base funzionanti ma
soprattutto con la presenza della comunità ospitante dotata di spirito
di appartenenza e cultura dell’accoglienza; disponibilità di alcuni
edifici non abitati all’interno del paese adatti ad una ristrutturazione
a fini turistici; l’offerta di servizi alberghieri per tutti gli ospiti
alloggiati nei diversi edifici che lo compongono; presenza di una
gestione unitaria cioè una gestione che fa capo ad un unico soggetto per
la fornitura sia dei servizi principali, relativi all’alloggio, sia
degli ulteriori servizi forniti; la necessità di una gestione
professionale non standard, ma flessibile e dinamica in grado di
personalizzare i servizi; possibilità di localizzare le strutture
centrali per l’accoglienza in posizione centrale, baricentrica rispetto
alle camere e comunque vicine e facilmente accessibili, quindi la
previsione di una distanza massima tra gli immobili tale da non impedire
di offrire a tutti gli ospiti i normali servizi alberghieri (la distanza
può variare tra i 200 e i 500m); il bisogno di uno stile riconoscibile,
di una identità leggibile in tutte le componenti della struttura
ricettiva, che non si deve configurare come una semplice sommatoria di
case ristrutturate e messe in rete. Il modello gestionale dell’Albergo
Diffuso è indubbiamente uno degli aspetti più complessi di questa
formula, questo perché pensare di gestire un Albergo Diffuso come una
qualsiasi impresa, senza tener conto del territorio e di tutte le sue
manifestazioni nel quale è radicato non produce risultati soddisfacenti
in termini di sviluppo e competitività. L’integrazione con il
territorio, con la sua cultura e con la sua economia porta
inevitabilmente a concepire albergo diffuso e il territorio circostante
come un unico prodotto ed in quanto tale da gestire in maniera integrata
con azioni, attività, e progetti indirizzati verso la valorizzazione e
soprattutto verso la tutela del territorio. Per questo motivo, oltre a
rivelarsi una nuova formula di ospitalità innovativa e soprattutto
alternativa a quella tradizionale, l’albergo diffuso si rivela più
spesso un ottimo strumento di gestione strategica del territorio.
Nel presente lavoro si è tentato di applicare l’idea progettuale di
albergo diffuso ad un particolare contesto territoriale della Regione
Lazio: la Valle del Giovenzano. La Valle del Giovenzano è un territorio
anch’esso “marginale” situato alle porte di Roma, da cui dista 50 Km, la
cui vicinanza alla capitale non sempre giova al suo sviluppo ma più
spesso lo penalizza, frequente e diffuso è ad esempio il fenomeno del
pendolarismo verso la capitale. Le realtà comunali appartenenti al
territorio sono sette (Cerreto Laziale, Ciciliano, Gerano, Pisoniano,
Rocca Canterano, Sambuci, Saracinesco), si tratta di realtà molto
piccole che variano da un minimo di 160 abitanti ad un massimo di 1123.
Presentano tutti la stessa conformazione territoriale, si tratta di
borghi che assumono l’attuale aspetto nel periodo dell’incastellamento (XI-XIV
sec.), localizzati sulle sommità di colli che sovrastano l’intera valle,
dotati di mura difensive e castelli medioevali. I comuni interessati
appartengono all’Unione dei Comuni della Valle del Giovenzano, l’ente
costituito nel 2001 che unifica, attraverso la gestione di Servizi
associati, questo territorio geograficamente e culturalmente omogeneo.
Lo scopo principale dell’Unione è lo sviluppo turistico ed economico dei
Comuni aderenti, attraverso approfondite e mirate scelte di marketing
territoriale nel quale si inserisce anche il progetto oggetto di studio.
L’Unione dei Comuni della Valle del Giovenzano ha infatti recentemente
pensato al Progetto Albergo Diffuso per lo sviluppo dei comuni che ne
fanno parte, per cercare di recuperare il patrimonio
storico-archeologico-culturale di particolare pregio dei rispettivi
centri storici ma anche per potenziare lo sviluppo di queste aree ed
incentivare l’arrivo e la permanenza dei turisti nel territorio. Il Progetto Albergo Diffuso, infatti, non si limita a recuperare
antichi immobili disabitati per adibirli alla ricettività ma si
inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione del territorio
attraverso strategie ed azioni di marketing territoriali con l’obiettivo
di accrescere la competitività territoriale dei comuni di riferimento.
Per l’elaborazione e la realizzazione del presente lavoro sono state
effettuati diversi studi e ricerche direttamente sul campo, mentre, il
materiale informativo e i dati presenti mi sono stati forniti
direttamente dai soggetti coinvolti nell’ideazione del Progetto Albergo
Diffuso e dalle istituzioni preposte alla realizzazione (Provincia di
Roma, Regione Lazio, Gal Aniene-Tiburtino, IX Comunità montana del
Lazio, Amministrazione Comunale di Pisoniano). A sostegno delle
informazioni raccolte diversi sono stati i colloqui con il Sindaco di
Pisoniano, nonché Presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del
Giovenzano, e con l’intera Amministrazione Comunale con cui ho avuto
notevoli ed interessanti scambi reciproci di informazioni e competenze.
La prima fase del presente lavoro prevede innanzitutto un quadro di
riferimento dell’intera area finalizzata ad avere una visione globale del contesto in cui agire.
Una volta definito il territorio-progetto sarà dunque opportuno
stabilirne il profilo valutando il suo “capitale territoriale” e
realizzare una diagnosi; così facendo si potrà allora determinare
una strategia di sviluppo adeguata, basata sulle risorse territoriali,
che rappresenta lo spunto per analizzare il progetto dell’Albergo
Diffuso come sistema integrato di offerta. L’approccio “territoriale”
consente agli operatori locali di definire una politica di sviluppo in
base alle realtà, ai vantaggi (punti di forza), ai limiti (carenze), ai
bisogni e alle opportunità di una determinata zona e questo implica la
necessità di considerare la realtà del territorio nelle sue diverse
componenti ambientali, economiche, sociali, culturali ecc. Da questa
prima analisi globale del territorio di riferimento emerge una
situazione di generale ritardo e arretratezza: è un territorio
caratterizzato da un paesaggio comune ed unitario principalmente
collinare, la cui economia prevalente è ancora quella agricolo-forestale;
un territorio svantaggiato dal punto di vista orografico e delle
infrastrutture, caratterizzato dalla presenza di un gran numero di
centri di piccole e piccolissime dimensioni, in progressivo spopolamento
ed invecchiamento della popolazione. A ciò si aggiunge una forte
penalizzazione per gran parte dell’apparato produttivo ed un mancato
sfruttamento delle potenzialità insite nel comparto turistico che
riveste un ruolo ancora marginale nella struttura produttiva dell’area
pur potendo contare su una serie di elementi che se adeguatamente
sfruttati costituirebbero delle leve di indubbio sviluppo. Vi è infine
una scarsa presenza di strutture di servizio e turistiche; il sistema
ricettivo si connota per dimensioni insufficienti e con caratteristiche
ancora tradizionali inadeguate per la domanda turistica odierna. La
Valle del Giovenzano, è in definitiva dotata di un vantaggio competitivo
naturale in termini di dotazione di risorse valorizzabili in chiave
turistica; ha caratteristiche e vocazioni legate alla presenza di aree
ad alto valore paesaggistico-ambientale, alla ricchezza dei beni
culturali (basti pensare alla ricchezza di reperti archeologici di epoca
romana, alle architetture monastiche come il Santuario della Mentorella
ritenuto il più antico d’Europa, alla numerosità dei sentieri
naturalistici ecc) che è in grado di attrarre diverse tipologie di
turismo e target di domanda (turismo rurale, all’aria aperta,
enogastronomico, sportivo, religioso, culturale, turismo
escursionistico). Nonostante questa ricca dotazione di risorse però, i
flussi turistici nell’area non sono sufficientemente adeguati e
consistenti e non c’è dunque, da parte delle istituzioni, la capacità di
tradurre i fattori di attrazione presenti nell’area in flussi turistici
consistenti. Questo stato di “crisi” in cui versano i Comuni della Valle
del Giovenzano è stato l’elemento trainate di una nuova cultura
d’intervento promossa dall’Amministrazione locale ed ha fatto emergere
la necessità di affrontare tali problematiche con un approccio più
prettamente manageriale facendo leva in particolare sui principi del
marketing territoriale, inteso come una componente della politica di
sviluppo locale, in grado di favorire l’attivazione delle migliori
condizioni di gestione sistemica e di fruizione del territorio. All’interno di questa politica di
valorizzazione si colloca il progetto Albergo Diffuso nella Valle del
Giovenzano, un progetto proposto dalla stessa Unione, quindi da tutti i
Comuni aderenti che nasce con l’intento di frenare il continuo degrado e
spopolamento dei Comuni, dovuto alla carenza di servizi adeguati, quindi
di trattenere e rendere partecipe la popolazione residente a progetti di
valorizzazione del territorio.
La seconda fase del presente lavoro si concentra principalmente su un particolare
comune appartenente alla Valle del Giovenzano, Pisoniano, e sull’idea
progettuale dell’Albergo Diffuso proposta dall’Amministrazione comunale. La scelta ricade sul Comune di Pisoniano sopratutto perché è il Comune
che ha mostrato una partecipazione più attiva al progetto in corso e che
si trova in una posizione più avvantaggiata rispetto agli altri Comuni. In questa fase verranno in particolare
identificate le potenzialità del territorio e le possibili opzioni di
sviluppo della vocazione territoriale, analizzando le diverse strutture
presenti, individuando gli edifici inutilizzati, dimessi da
ristrutturare e da adibire alla ricettività o ad altre funzioni
dell’albergo diffuso (reception, spazi comuni, punti informativi ecc.)
Pisoniano è una realtà comunale molto
piccola, attualmente conta 780 abitanti, situato sulla cima di un colle
( 532 slm) a sua volta sovrastato dal Santuario della Mentorella (1.218
slm) meta di intensi pellegrinaggi sin dall’antichità. Il comune situato
nel territorio della IX Comunità Montana del Lazio, si presenta con i
suoi piccoli borghi come un luogo in cui è possibile trovare un
dimensione abitativa a misura d' uomo. Numerose sono le risorse presenti
valorizzabili in chiave turistica; basti pensare agli itinerari come il
Sentiero di Carol Wojtyla che congiunge il paese al santuario, il
sentiero di Vado della Selva, il Sentiero della Pace che congiunge la
valle con il Santuario della SS Trinità di Vallepietra, il parco
botanico Fontana del Casale con numerose specie animali autoctone, il
museo della Canapa, uno dei pochissimi musei monotematici della civiltà
contadina. Il progetto Albergo Diffuso a Pisoniano, proposto su
iniziativa dell’Amministrazione Comunale è attualmente ancora allo stato
embrionale, quindi ancora da pianificare e sviluppare, ma la
determinazione e la partecipazione attiva da parte dei soggetti
coinvolti in tale progetto lasciano delle concrete speranze per il
futuro. L’iniziativa sta infatti suscitando un forte interesse da parte
degli organi e delle istituzioni coinvolte, in particolare nel GAL
Aniene-Tiburtino che, grazie ai fondi comunitari del programma Leader +,
ha gia in parte finanziato alcune azioni di recupero di immobili di
particolare pregio. Lo stesso vale per la IX Comunità Montana del Lazio,
per la Regione Lazio e la Provincia di Roma che rivestono un ruolo
chiave nel favorire lo sviluppo di quelle condizioni che consentono al
territorio di valorizzare le proprie caratteristiche e che stanno
dimostrando un interesse e una partecipazione attiva al progetto.
Passando all’articolazione del progetto, questo prevede la realizzazione
di circa 50 posti letto ricavati dal restauro e dalla riconversione di
una spina di vecchi fienili siti in via Piana, dove al piano terra degli
stessi fienili è prevista la riapertura di botteghe di artigianato
artistico locale mentre al piano superiore verranno ricavate le camere.
La reception dell’albergo verrà ricavata dal restauro di un ex mattatoio
di proprietà comunale, mentre la sala comune verrà ricavata dal recupero
di un vecchio contenitore edilizio in via dei Torrioni, vicino la
biblioteca comunale. Il progetto prevede inoltre convenzioni con
ristoranti locali e con aziende agricole, ancora numerose nella valle, e
iniziative di vario genere, a partire dai corsi di cucina e artigianato,
visite guidate, partecipazione a eventi e attività culturali. In
conclusione del presente lavoro si può affermare che un progetto di tale
valore ed entità può rivelarsi un fattore di sviluppo concreto per
queste aree a forte vocazione turistica. Queste zone possono, infatti
puntare sul turismo quale strumento di rivitalizzazione e rigenerazione
che permette soprattutto alle popolazioni residenti di avere una fonte
aggiuntiva di reddito, di creare nuove opportunità occupazionali più
attraenti per le fasce più giovani della popolazione e di aprire nuovi
mercati per i prodotti agricoli offerti dal territorio. Il turismo,
nonché la formula dell’albergo diffuso può apportare inoltre benefici di
ordine ambientale e sociale, spingendo verso il ripristino e la
valorizzazione delle risorse paesaggistico-naturali, architettoniche,
storiche e culturali creando nella comunità residente maggiore
consapevolezza del patrimonio di risorse presenti nel territorio. In
definitiva, un prodotto di tale entità, se organizzato, gestito e
realizzato in modo adeguato, attraverso una programmazione integrata e
pianificata, può rappresentare una reale fonte di vantaggio competitivo
per la località favorendo la crescita economica in chiave sostenibile
migliorando il contesto fisico, economico e sociale del territorio e
della comunità.
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