Università degli studi di Milano Bicocca
Corso di Laurea in Scienze del Turismo e Comunità Locale
“L’Albergo Diffuso: un nuovo modello di ospitalità come strumento per
la promozione turistica dei borghi”
Tesi di Laurea di: LAURA FARAONI.
Relatore: prof. LUIGI GUIOTTO Correlatore: prof. MARIO NACCI
L’Albergo Diffuso è un nuovo modello di ospitalità, tutto
italiano, basato sul recupero di piccoli borghi i cui edifici
inutilizzati vengono ristrutturati e aperti all’accoglienza dei turisti.
Si tratta quindi di una formula ricettiva molto particolare perché le
sue componenti non sono concentrate in un unico edificio ma distribuite
in più immobili all’interno di uno stesso nucleo urbano.
L’obiettivo della tesi, tuttavia, non è quello di evidenziare le
peculiarità della formula come struttura ricettiva ma di mettere in luce
le sue potenzialità come strumento di marketing territoriale in grado di
valorizzare piccoli centri colpiti da processi di spopolamento e
degrado.
L’Albergo Diffuso può infatti rappresentare per tutti questi borghi
un’opportunità, non solo per aprirsi alla ricettività turistica senza
ricorrere a nuove costruzioni ma soprattutto per recuperare il proprio
patrimonio storico, architettonico ed ambientale, facendone il volano
per una rivitalizzazione economica- culturale dell’intero paese.
La formula, nata in Friuli Venezia Giulia negli anni ’80, conta oggi una
trentina di strutture sparse in tutta Italia, di cui 27 riunite in
un’Associazione Nazionale. Più di 200 sono invece i progetti di
realizzazione.
Il tutto va a costituire un panorama che appare, purtroppo, molto frammentato; la principale causa è riconducibile nell’assenza
di una normativa nazionale che riconosca la formula ricettiva (formula
che, attualmente, è disciplinata solo da 7 leggi regionali).
La conseguenza è che oggi la maggior parte delle strutture si presenta
sì come Albergo Diffuso ma all’interno della categoria ricettiva cui
effettivamente appartiene.
Questo costituisce certamente un grave ostacolo all’affermazione di una
formula che, essendo così innovativa e relativamente nuova, è ancora
poco conosciuta dai turisti e non ancora promossa dagli enti del turismo
preposti.
L’unica eccezione è rappresentata dal Friuli Venezia Giulia che,
invece, non solo ha classificato la formula ma ha anche messo in rete le
strutture presenti sul proprio territorio, fondando un club di prodotto
e presentandole così in modo unitario ed efficace.
Questo rappresenta certamente il modello cui tendere, almeno dal punto
di vista organizzativo affinché l’Albergo Diffuso possa affermarsi sul
mercato.
Un altro punto di riferimento deve essere poi considerato l’Albergo Diffuso “La Porta Dei Parchi”, in Abruzzo, in quanto si
tratta dell’esempio meglio riuscito di unione tra la formula ricettiva e
il marketing territoriale.
La struttura ha infatti affiancato alla semplice offerta di posti letto
un’ampia gamma di attività volte a riproporre, in chiave innovativa e
divertente, una serie di antichi mestieri che stavano pian piano
scomparendo, riuscendo così a rivitalizzare un ambiente montano in fase
di progressivo abbandono.
Dopo avere messo in luce i punti di forza e di debolezza di questi casi
di eccellenza, è stato progettato un Albergo Diffuso a Zuccarello,
un piccolo borgo medievale dell’entroterra savonese.
Il progetto è stato sviluppato seguendo la seguente procedura:
- Analisi della situazione di partenza del borgo (Inventario delle risorse
turistiche e analisi swot per evidenziare punti di forza e di debolezza
della destinazione).
- Definizione degli obiettivi del progetto.
- Analisi della legge regionale e del bando per il finanziamento degli
Alberghi Diffusi nell’entroterra ligure.
- Individuazione degli edifici da trasformare in unità ricettive e degli
interventi di ristrutturazione necessari.
- Scelta dei sevizi e dei locali comuni di cui dovrà essere dotato
l’Albergo Diffuso.
- Studio delle attività da affiancare alla struttura ricettiva,
nell’ottica di una riproposizione delle antiche tradizioni del borgo.
- Individuazione del target di riferimento e degli strumenti promozionali
più adeguati.
- Analisi dei finanziamenti attivabili a livello regionale e comunitario.
In particolare, per quanto riguarda la promozione, sono stati
individuati diversi strumenti, tutti attuabili sia a livello della
singola destinazione sia a livello nazionale, attraverso l’Associazione
Nazionale Alberghi Diffusi.
Tra questi, quello che necessita di una più pronta attuazione è l’Archivio Storico Centrale. Si tratta di un data base in grado di
raccogliere e gestire a livello centralizzato i dati provenienti dalle
diverse strutture distribuite sul territorio nazionale. In questo modo
sarebbe possibile individuare il target di riferimento degli Alberghi
Diffusi e tracciare una panoramica completa a livello nazionale,
vincendo così la frammentazione.
Concludendo, è possibile notare come, a quasi 20 anni dal primo
progetto completo di Albergo Diffuso, molto è stato fatto ma molte
rimangono le problematiche ancora aperte.
Ed è importante che tutti i nodi irrisolti vengano affrontati in un
momento come questo, in cui la formula sta avendo particolare successo,
per evitare che la proliferazione dei progetti porti ad uno
stravolgimento dell’idea di base e delle sue grandi potenzialità.
In particolare è necessario affrontare i seguenti punti:
- Il
riconoscimento normativo dell’Albergo Diffuso a livello nazionale, per
evitare che le singole leggi regionali prevedano caratteristiche
discordanti tra loro.
- Fissare un numero minimo e massimo di posti letto per evitare che si
vadano a creare realtà troppo grandi in grado di stravolgere l’idea
iniziale di una camere inserita nella vita di un piccolo borgo.
- Mettere in rete le strutture a livello nazionale per vincere la
frammentazione e ottenere maggiore visibilità. Diversamente 33 strutture
inserite in un panorama ricettivo che conta più di 33.000 unità sono
destinate a rimanere una piccola goccia nell’oceano.
- Saldare la formula ricettiva con il marketing territoriale affinché sia
chiaro che una semplice struttura ricettiva, per quanto innovativa possa
essere, da sola non è sufficiente a garantire uno sviluppo sostenibile
della destinazione.
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