“Fuori dai soliti alberghi: l’ospitalità diffusa”
Relazione finale del Corso di Laurea in Economia del Turismo-Università
di Bologna
(sede di Rimini)
Presentata da Isabel Milazzo
Sessione III
Anno
Accademico 2005-2006
Abstract
Il panorama dell’offerta ricettiva è
passato, nel corso dell’ultimo decennio da un quadro statico e
conservatore ad uno più dinamico, fatto di una diversificazione vivace,
nel quale ha cominciato ad affacciarsi e sta vivendo un vero e proprio
boom una nuova forma di ospitalità, innovativa ed autentica: l’albergo
diffuso.
L’Albergo Diffuso è una struttura
ricettiva unitaria nella quale è possibile usufruire dei normali servizi
alberghieri, come la colazione in camera o il servizio ristorante.
L’AD può essere definito come un albergo orizzontale, situato in un
centro storico, con camere e servizi dislocati in edifici diversi,
distanti fra loro non più di 200 metri. Questa è una caratteristica
peculiare: i clienti, infatti devono essere in grado di spostarsi in
pochissimi minuti e con qualunque condizione meteorologica.
Presente in 12 regioni del nostro Paese, rappresenta la new generation
dell’ospitalità sostenibile, talmente nuova che è contemplata in una
normativa ad hoc di solo tre regioni italiane (Sardegna, Friuli e
Marche) e il cui termine ha fatto l’ingresso ufficiale nella lingua
italiana, figurando nell’ultima edizione del dizionario Zanichelli,
pubblicato nel novembre 2006. Il fenomeno è in ascesa: una ricerca
presentata al II Convegno Nazionale dell’AD che si è tenuto a Cagliari
lo scorso novembre ha evidenziato che gli AD in Italia erano 24 nel
2004, e sono 35 oggi. La maggior parte di essi è concentrata nel
centro-sud.
Il
progetto desta l’interesse non solo di TO locali e nazionali, e della
promozione di Legambiente nel settore dell’ecoturismo, ma anche della
stampa e delle riviste di turismo che dedicano sempre più ampi spazi
all’argomento, e soprattutto di grandi gruppi internazionali, primo fra
tutti la catena del lusso Four Seasons, che insieme ad imprenditori
locali sta per avviare il recupero del borgo umbro di Antognollo, vicino
a Perugia.
Per significare quanto il nostro Paese sia leader e trainante in questo
tipo di ospitalità basta dire che in Austria, per indicare l’AD viene
usato il termine italiano tout court.
L’idea nasce negli anni ’80 per ridare vita, in Friuli ad alcuni centri
quasi del tutto distrutti dal terremoto che nel 1976 colpì la regione.
Ma la nascita del fenomeno risale alla metà degli anni ’90, grazie ai
fondi e ai progetti di intervento dell’Ue a favore del turismo rurale e
dello sviluppo dei piccoli centri.
L’ospite non è un turista, ma un “residente temporaneo” che vive nel
borgo tra i suoi abitanti, e non nel tipico albergo verticale, in
perfetto stile Ritz, simile quasi ad un condominio.
Per ciò che riguarda la domanda, i trend del momento trovano tutti il
loro naturale corrispondente in un bisogno interpretato come “inedito” e
“autentico”. Ormai è fuori moda l’immagine del turista che desidera
andare nelle solite destinazioni must, per le solite vacanze
stereotipate. L’utente acquista non più un servizio, un prodotto o un
pacchetto, ma un vero e proprio stile di vita. I nuovi turisti sono più
“savier”, ed hanno quasi sempre alle spalle altre esperienze di viaggi,
per cui si dimostrano clienti alquanto sofisticati.
Il
risultato può apparire bizzarro, e di certo non ha nulla a che vedere
con l’agriturismo o con il più recente B&B.
I
ritorni potenziali di questa formula ricettiva non mancano e non si
contano: rilancio della vita e dell’economia dei piccoli comuni
frenandone lo spopolamento e il degrado sociale (a tal proposito si
parla anche di “urbsturismo”, strategia ideata a favore della
sostenibilità) e stimolando l’occupazione, scossa vitale al mercato
delle vacanze, capacità di promuovere un modello di vita alternativo a
quello metropolitano, allungamento della stagione turistica…
Per una valutazione del dato quantitativo va chiarito che la diffusione
degli AD in Italia è stata sinora inibita da una assenza di normativa.
Si stima comunque che il 90% di queste strutture ha un’apertura annuale,
e poco più della metà sono piuttosto “giovani”, cioè sono attive da non
più di tre anni. Quanto alle località dove sorgono gli AD, circa il 33%
ha un numero di abitanti compreso fra 1000 e 5000, mentre nel 30% dei
casi si tratta di piccole realtà, con un numero di abitanti al di sotto
delle 500 unità.
L’AD è alternativo all’ospitalità convenzionale anche per la sua
elasticità. Alcuni, come in Molise, offrono convenzioni con negozi,
produttori e ristoranti della zona. Altri assumono declinazioni
tematiche, come il Sas Benas di Santu Lussurgiu, in Sardegna, votato
alla musica, nelle cui camere sono presenti strumenti musicali, ma non
solo: agli ospiti si da la possibilità di partecipare a laboratori ed
eventi.
Sempre in Sardegna, che è il capofila a livello amministrativo e
progettuale, nasce l’Antica Dimora del Gruccione, che propone camere
diverse l’una dall’altra, offrendo soggiorni personalizzati, gruppi di
studio, lavoro e divertimento, il laboratorio degli antichi sapori,
stage sul formaggio casizolu, sulle tinture naturali e la filigrana.
O
ancora l’AD Letterario, dove si possono trovare libri da notte nelle
stanze, menu letterari, con richiami cioè a testi letterari nei nomi,
nei decori e negli arredi, organizzazione di serate letterarie.
Ed
infine i prezzi, decisamente inferiori rispetto alla media del settore:
mediamente si va dai 40-50 euro per una camera doppia, o un
appartamento per due persone, ai 100-150 euro per strutture più
sofisticate.
Ovviamente ci sono anche ombre e penombre del fenomeno.
Il
rischio da evitare, ma in cui spesso si incorre è progettare un AD
recuperando e proponendo tante piccole case vuote e abbandonate, che
sprofondano nella noia, perché si pensa che il motivo di attrattiva
della località sia l’AD in sé, e non lo spirito, la cultura, le
tradizioni del borgo.
Accanto all’AD è necessario quindi avviare un serio progetto di recupero
e valorizzazione del patrimonio, rendendo animati, organizzati e
accoglienti il territorio e la località al cui interno è inserito l’AD.
In
secondo luogo si pone il problema di un management adeguato, e di una
gestione professionale. Non si può infatti pensare che un albergo così
particolare possa essere gestito nel modo freddo e razionale che
caratterizza gran parte delle gestioni alberghiere moderne o quelle di
piccola dimensione.
Per evitare la banalizzazione della formula gli esperti invocano la cura
della formazione professionale dei gestori e degli operatori (non a caso
nel novembre 2005 è partita in Friuli la “Scuola Internazionale di
specializzazione in Albergo”), ma anche una normativa unica e chiara per
tutte le regioni interessate.
Quanto allo sviluppo dell’idea si auspica la possibilità di realizzare
AD anche in località balneari per risolvere i problemi di
riqualificazione dell’offerta ricettiva, per rinnovare il panorama delle
offerte di ospitalità e per evitare nuove costruzioni, nel rispetto del
paesaggio.
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