Sextatio

 

 

Una visita a Santo Stefano di Sessanio e al suo albergo diffuso, che lì sta nascendo, è un’esperienza fondamentale per capire quanto questa formula nata e cresciuta nelle zone periferiche del nostro paese sia importante per l’Italia, per riprendere un ruolo centrale e attrattivo nello scenario turistico europeo.

 

Santo Stefano di Sessanio è un borgo fortificato medievale costruito su una preesistenza italico-romana, collocato tra le montagne aquilane ad oltre 1250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga e rappresenta una delle più fedeli testimonianze della complessa evoluzione sociale dei borghi dell’Appennino centrale.

 

Quando arriviamo nelle vicinanze del borgo dopo un viaggio di circa 150 chilometri da Roma, ammiriamo da lontano le suggestioni di questo villaggio la sua Torre Medicea che spicca netta al di sopra delle linee potenti delle mura, evolutesi tra il medioevo ed un rinascimento luminoso.

 

E’ però solo al momento in cui entriamo per la Porta Medicea che incominciamo a capire realmente ciò che sta avvenendo nel Borgo.

 

Osserviamo l’eccezionale integrità e splendore dell’abitato, assolutamente particolare nella sua struttura urbanistica, rimasto intatto per i destini di marginalità ed emigrazione della sua popolazione.

 

Viviamo, fino in fondo, la rinnovata vivacità data dalla presenza dell’Albergo Diffuso, che permette al borgo di conservare tutta l’originalità del passato e di offrire una nuova declinazione alla qualità di vita del futuro.

 

Una trasformazione fedele all’anima autentica del Borgo, come ci testimonia Daniel Elow Kihlgren il giovane appassionato imprenditore di origine Svedese, protagonista di questa scommessa, che ci guida nella nostra visita.

 

Kihlgren è un personaggio affascinante e di grande spessore. con una storia familiare personale interessantissima e ricca di sfide vinte.

 

Figlio di padre Svedese e di madre italiana, suo nonno è stato console a Genova durante la seconda guerra mondiale ed ha aiutato a salvare molti ebrei italiani dai campi di concentramento

 

Con la sua dialettica coinvolgente e fluente, mentre facciamo un giro rigorosamente a piedi, di Santo Stefano, ci racconta come anni fa, durante una gita in motocicletta ha scoperto il borgo, quasi completamente deserto e come se ne sia immediatamente.innamorato.

 

Kihlgren ha subito intuito che quello era il luogo dove avrebbe realizzato il suo sogno: far rivivere all’antico borgo lo splendore del medioevo nelle sue varie espressioni e conservare intatta la sua struttura urbanistica.

 

Mentre Kihlgren ci narra con gran precisione e passione questo progetto, questo sogno, scopriamo ad ogni angolo le magia e le emozioni del luogo, rimaniamo segretamente conquistati dai preziosi ricami di pietra che danno origine a panorami medievali di un intensità altrove perduta.

 

Kihlgren ci racconta che per prima cosa ha costituito una società, la Sextantio, che prende nome dall’antico nome del borgo, e ha costituito poi un dinamico e preparato team per lo sviluppo del progetto.

 

Un piano ardito e innovativo che oltre alle strutture ricettive, prevede il riavvio di botteghe artigiane  e di coltivazioni agricole di questa zona abbandonate nel tempo, una cantina di prodotti enogastronomici tipici, una locanda con cucina locale, un luogo per gli incontri, un centro benessere ed un centro escursioni.

 

Kihlgren ci spiega che il progetto è stato realizzato  insieme a studiosi di varie discipline (esperti di archeologia medievale, storici con interessi locali e regionali, architetti specializzati in diversi ambiti, esperti di folclore nelle arti minori e popolari etc.), seguendo un’ ottica strettamente filologica e con l’ausilio di una memoria storica tuttora residualmente presente.

 

Un progetto multidisciplinare che vanta il supporto anche d’importanti istituzioni territoriali: la Facolta’ di Architettura dell’Universita’ di Pescara (Scuola di Specializzazione in Restauro dei monumenti), Il Museo delle Genti d’Abruzzo, Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga, etc.

 

E’ stata, inoltre  realizzata anche una "Carta dei valori" che fissa criteri di rispetto architettonico -  paesaggistici siglata con il Comune e il Parco del Gran Sasso.

 

Il nostro giro per i tortuosi selciati di Santo Stefano ci riporta quasi misteriosamente al punto di partenza, alla Porta Medicea dove a pochi metri di distanza troveremo il primo nucleo dell’Albergo diffuso, racchiuso nel Palazzo delle logge, una delle residenze  più interessanti  di Santo Stefano per significato storico e architettonico.

 

Il palazzo di origine rinascimentale si fonde in modo naturale  con una casa a torre di stampo rigidamente militare ed è a tutt’oggi leggibile nella sua integrità grazie ai rigorosi  valori di conservazione architettonica.

 

Per ragioni di tutela degli spazi, ci spiega Kihlgren, ogni intervento  è stato studiato con grandissima cura e attenzione, sperimentando per la prima volta tecniche mai  utilizzate prima nel restauro dei borghi storici,

 

Sono state utilizzate tecniche innovative quali l’impiego di un sistema di teleriscaldamento e di telegestione con impianto radiante sotto al pavimento, la distribuzione dell’impianto elettrico con un sistema di segnale a bassa tensione, che evita la presenza diffusa degli elementi costitutivi degli impianti comunemente utilizzati (interruttori della luce, etc.). e così via.

Entrando in ciascuna delle sei camere, non ci accorgiamo di tutta questa tecnologia nascosta ma  della sospensione del tempo che troviamo nei loro spazi ampi,  fino a 25 mq ciascuna e ci sentiamo toccati dalla fedele caratterizzazione storica e dalla ruvida, elegante bellezza degli  arredamenti autoctoni.

Tutte le camere sono dotate di camino a legna, di un bagno differente in ogni stanza, ognuna con caratteristiche singolari, dalla grande vasca minimalista tra il camino e la finestra sulla valle, alla vela che scherma ma non chiude i sanitari.

Usciamo dall’edificio  con una sensazione speciale, di essere stati protagonisti di un evento importante, di una nascita di un luogo che non è solo la pura rievocazione di un passato perfettamente ricostruito,  ma la nascita di un luogo in cui incontrarsi e far riemergere uno spirito nuovo autentico del vivere insieme e del creare con gioia e bellezza.

 

Un modo di vivere e condividere le proprie sembrava sempre più dimenticato e che l’iniziativa di Daniel Kihlgren, ha riportato alla luce e dimostra che l’Albergo Diffuso è qualcosa di più che un luogo di vacanza, ma un centro di rinascita culturale e del rinnovo vitale delle nostre radici più profonde.

Paolo Marongiu

 

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